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lunedì 28 ottobre 2013

UNA RAGAZZA ESPLOSIVA DALL'ITALIA ALL'AMERICA

Su Il Mattino del 24/10/2013 recensione di Guido Piccoli al nostro libro fresco di stampa.

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Per guadagnarsi il soprannome di Dynamite girl le fu sufficiente trasportare in un borsone di pelle nero sul treno per Chicago, a soli diciassette anni, trentasei candelotti destinati a vendicare una strage di lavoratori. Arrestata in seguito alla spiata di un ferroviere, la ragazza non tradì i suoi compagni, meritandosi il riconoscimento di “ragazza tosta” dai suoi inquisitori. E così trascorse diciotto mesi in galera, dove conobbe altre ribelli dell’epoca, molto più famose e coinvolte di lei nei sogni rivoluzionari. Da allora in poi cambiò parecchi amanti e mariti, rimanendo però fedele, sempre e comunque, all’anarchia. A farla uscire ora dall’oblio è la pubblicazione di Filippo Manganaro, studioso di temi sociali nella popolazione italo-americana, intitolato appunto Dynamite girl (Nova Delphi Libri, pagg. 235, eur 12). La protagonista in questione è Gabriella Antolini, nata in provincia di Ferrara nel 1900 ed emigrata a soli sette anni insieme con la famiglia negli USA. Ma più e oltre che seguirne le vicende fino alla morte causata da un tumore in un ospedale di Chicago nel gennaio 1984, il volume racconta la storia, corposa e avventurosa, della comunità di anarchici statunitense, molti dei quali di origine italiana. Prima e ancora più della coppia Sacco e Vanzetti (le più famose vittime innocenti della violenza statale a stelle e strisce), agirono migliaia d’immigrati di tutte le regioni italiane, spesso avvezzi ad alternare la ragione delle idee con quella più tragica e contundente della dinamite, fedeli a un perentorio invito apparso qualche decennio prima su “The Alarm”, un foglio anarchico di Chicago: “Ciascuno di voi, vagabondi affamati che leggete queste righe, approfitti di quei semplici strumenti di guerra che la Scienza ha messo in mano ai poveri, diventando una potenza in questo o in ogni altro paese. Imparate a utilizzare gli esplosivi!” Quello che Manganaro descrive è un universo di uomini e donne che usavano cantare, nel più famoso degli stornelli dell’esilio, che “nostra patria è il mondo intero / nostra legge è la libertà / nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta.” Più che la biografia di Gabriella Antolini, Dynamite girl appare uno squarcio su una comunità che, prima di essere bollata come mafiosa, portò oltre oceano il mito di una rivoluzione sognata, progettata e rimasta totalmente incompiuta.”

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