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martedì 31 maggio 2011

SORSI DI LIBERTA', DAL SUDAMERICA ALL'ITALIA DEI REFERENDUM

Articolo di Dina Galano pubblicato sul quotidiano Terra del 31 maggio 2011.




«L'acqua appartiene alle terre che bagna» insegna la tradizione delle popolazioni andine. Dal Sud America indigeno, attraverso le lotte della Bolivia e il canto del popolo U’wa in Colombia, la discussione sull’"oro blu” arriva fino all’Italia dei referendum del 12 e 13 giugno. I movimenti di autodeterminazione, le lotte per la riappropriazione del bene primario, la difesa dell’ecosistema che hanno caratterizzato l’esperienza dei due Paesi latini sono raccolti in un libro corale curato dall’associazione Yaku e edito da Nova Delphi con l’introduzione di Eduardo Galeano, pagine 229, 16 euro. “La visione dell’acqua”, da oggi in libreria, è innanzitutto un prezioso lavoro di ricerca sociale e umana dei diversi percorsi che si sono intrapresi dal basso e del rapporto tra uomo e natura; ma è anche un’analisi degli ostacoli posti da governi e multinazionali per privatizzare il bene, limitarne l’accesso pubblico e, nel caso colombiano, impedire la consultazione popolare sul tema. Aspetti, questi, che rendono il libro di grande attualità per l’Italia di oggi per comprendere come una «democrazia mascherata», come l’ha riconosciuta Danilo Urrea dell’organizzazione ecologista colombiana Censat, trovi sempre strumenti per i suoi fini. Atti d’imperio e minacce armate in alcuni casi, censura mediatica e leggi farsa in altri. Il terzo capitolo del volume, dedicato proprio al Belpaese, tenta di ricostruire alcune storie paradigmatiche della progressiva usurpazione dei beni comuni: dallo sfruttamento delle risorse del monte Amiata a quello delle Alpi trentine, territori da raccontare perché - confessano gli autori di Yaku - «sono quelli a cui apparteniamo, che abbiamo conosciuto direttamente». «L’acqua è un buon conduttore, capace di far arrivare sin qui le scintille della Bolivia e della Colombia», ha indicato nel corso della presentazione romana del libro, Enzo Vitalesta, uno dei suoi autori. Dai suoi viaggi in America Latina, Vitalesta ha apprezzato come la lotta per i beni comuni si sia inserita «non solo nel solco di un processo di indignazione iniziato con la guerra per l’acqua di Chocabamba nel 2000, ma soprattutto in risposta alla frammentazione sociale e alla voglia di avanzare delle proposte alternative all’interno della protesta». Dall’insurrezione popolare della regione boliviana, al referendum in Uruguay del 2004, all’acqua come diritto umano fondamentale inserito nella costituzione ecuadoregna, l’America del Sud sembra inviare più di un messaggio al Vecchio Continente. «Speriamo che vinca il senso comune», quello che «ci insegna che l’acqua è di chi ha sete», scrive nell’introduzione il giornalista e scrittore uruguaiano Eduardo Galeano riferendosi ai referendum italiani. Anche se esso «nel mondo di oggi è il meno comune dei sensi e può succedere di tutto».

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