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domenica 22 maggio 2011

DI ACQUA SIAMO... UNA COSMOGONIA DALLE ANDE ALL'ITALIA

Introduzione di Eduardo Galeano al libro "La visione dell'acqua". Il Manifesto del 22/05/2011.


Nell’anno 2000, la privatizzazione dell’acqua in Bolivia arrivò a offrire uno spettacolo degno del Guinness dei primati. Nella regione boliviana di Cochabamba l’acqua fu privatizzata, compresa l’acqua della pioggia. Ci fu allora un’insurrezione popolare, e la sommossa cacciò dal paese l’impresa californiana che aveva avuto l’acqua in regalo, con pioggia e tutto, e aveva portato le tariffe alle stelle. A Cochabamba scorse il sangue, però la dignità popolare recuperò, lottando, il più indipensabile dei beni di questo mondo. Quello fu un segnale d’allarme per tutti, da tutte le parti. Per questa strada, dove andremo a finire? Cosa pretenderanno, adesso, i padroni del potere universale? Vorrano imporci la privatizzazione dell’aria? Ci sarà da pagare per avere il diritto di respirare? Non ci sono limiti alle assurdità pretese dal sistema dominante? Quattro anni dopo la sommossa popolare di Cochabamba, nell’anno 2004, in Uruguay si tenne un referendum sull’acqua: affare di pochi o diritto di tutti? Noi cittadini che appoggiammo il referendum fummo, al principio, molto pochi, voci di scarsa eco. L’opinione pubblica uruguayana subì un bombardamento di ricatti, minacce e menzogne. I grandi mezzi di comunicazione dicevano e ripetevano che votando contro la privatizzazione dell’acqua, ci saremmo ritrovati in castigo e in solitudine, e ci saremmo condannati a un futuro di pozzi neri e pozzanghere maleolenti. Alla fine vincemmo, contro venti e maree, con più del settanta per cento dei voti. E così riuscimmo a far annullare le privatizzazioni dell’acqua che erano state elargite, e fu scritto nella Costituzione il principio che dice: «L’acqua è una risorsa naturale essenziale per la vita. L’accesso all’acqua potabile e l’accesso ai servizi a essa collegati costituiscono diritti umani fondamentali». Questo fu il primo plebiscito sull’acqua che si tenne nel mondo, e il risultato fu una vittoria contro la paura. La gente votò per confermare che l’acqua, risorsa naturale e peritura, deve essere un diritto di tutti e non un privilegio di chi se lo può pagare. E la gente confermò, anche, di non essere tonta e di sapere che più presto che tardi, in un mondo assetato, le riserve di acqua saranno concupite quanto o più delle riserve di petrolio. Non varrebbe la pena che altri paesi sottoponessero il tema dell’acqua al voto poolare? In una democrazia, quando è autentica, chi deve decidere? La Banca Mondiale o i cittadini di ciascun paese? I diritti democratici esistono davvero o sono le ciliegine che ornano una torta avvelenata? Non sarebbe democratico mettere al voto le privatizzazioni, dell’acqua e tutto il resto, tenendo in conto che toccano il destino di molte generazioni?


Scrivo queste parole qualche giorno prima del referendum sull’acqua in Italia. Speriamo che vinca il senso comune. Il senso comune c’insegna che l’acqua, come l’aria, non appartiene a chi la può comprare: l’acqua è di chi ha sete. Però nel mondo di oggi, il senso comune è il meno comune dei sensi, e può succedere di tutto. Chissà. Quale che sia il risultato, continueremo a credere che la difesa dell’acqua è un dovere di legittima difesa del genere umano.


Perchè di acqua siamo, e quando lo neghiamo stiamo tradendo la più antica memoria dell’umanità.



Eduardo Galeano


(Traduzione di Maurizio Matteuzzi)

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