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venerdì 11 novembre 2011

DONNE IN VIAGGIO DA ROMA ALL'INDIA

Articolo di Errico Passaro tratto da Il Secolo d'Italia dell'11/11/2011

Donne che scrivono di donne… da tempo non è più una novità nel panorama editoriale, ma tuttora un evento da accogliere con compiacimento e soddisfazione. Quando poi la storia di alcune donne diventa spunto per una riflessione sul ruolo nella storia della Donna con la “d” maiuscola, a metà fra emancipazione e conservazione delle radici, allora è ancora più gradito al recensore parlare di libri che sembrerebbero in apparenza lontani tra loro. Parliamo di Lavinia di Ursula K. Le Guin (Cavallo di Ferro, pp. 315, eur 16.00) e de Le radici altrove di Shubnum Khan (Nova Delphi Libri, pp. 309, eur 17.00). Il libro di Le Guin, fino ad oggi nota soprattutto per i suoi capolavori nella fantascienza e nella fantasia erotica, getta luce su un personaggio defilato dell’Eneide, la principessa Lavinia appunto, sposa italica di Enea. (…) Di tradizioni e di radici parla fin dal titolo anche l’altro romanzo di cui ci occupiamo oggi, Le radici altrove. L’autrice è una cittadina sudafricana di origine indiana e le protagoniste del suo romanzo sono tre donne musulmane nate e cresciute in Sudafrica, ma rivolte nostalgicamente all’“adorata India”. Tre donne appartenenti a tre diverse generazioni: l’anziana, rocciosa Khadejaah; la disillusa figlia Summaya; e la piccola Aneesa, aperta alla vita, grazie alla quale Summaya si riconcilierà con sé stessa. Donne strette fra i rigori del ruolo ancillare a loro assegnato da una cultura tradizionale non priva di rigidità e iniquità, se valutata secondo un punto di vista occidentale, e le rivincite che caratteri forti e indomabili si prendono nella sfera privata a dispetto di ogni dichiarata sudditanza familiare e sociale. Il romanzo ha la mescolanza esotica ed erotica degli odori, dei colori e dei sapori della cucina etnica, ma narra le ascese, le cadute e le risalite di donne in cui ci riconosciamo facilmente, donne universali, donne in tutto e per tutto simili per forza d’animo e generosità a quelle che potremmo trovare nelle regioni e nelle culture più disparate del mondo. Sullo sfondo un’India clonata di leggenda e, per questo motivo, somigliante all’Italia latina della Le Guin, in cui le evidenze storiche si mescolano alla nebbia del mito. Nel complesso, si tratta di due romanzi che testimoniano la vitalità e la freschezza della narrativa d’importazione tradotta dalle nostre case editrici di nicchia, a confronto con una letteratura nazionale che sembra perennemente timorosa di mettersi in gioco, di rischiare, di fare i conti con il proprio passato e di guardare in faccia il futuro per niente rassicurante che si avvicina ll’orizzonte.
Romanzi di donne, una ottantenne e una giovane neppure trentenne, che si parlano a distanza e parlano al cuore dei lettori e, soprattutto, delle lettrici.

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