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mercoledì 6 giugno 2012

I MISTERI DI LUGONES, NARRATORE DELL'OCCULTO

Recensione di Francesco Romanetti uscita su Il Mattino il 4 giugno 2012

Il 18 febbraio del 1938, in una camera d’albergo alla periferia di Buenos Aires, Leopoldo Lugones ingurgita un intruglio di whisky e cianuro. Ha 64 anni. Muore fra atroci dolori. Perché si è ucciso? Forse per motivi che hanno a che fare con la politica. Forse, si dirà poi, perché la bella Emilia Cadezago, l’allieva diventata sua amante, lo ha lasciato. Lugones se ne va portandosi nella tomba l’ultimo mistero. Strano personaggio questo scrittore argentino, nato a Cordoba, cantore dell’epopea dei gauchos della pampa, nazionalista e seguace di dottrine esoteriche. Tra i principali esponenti del Modernismo latinoamericano, scrisse raccolte di racconti, saggi, poesie e un romanzo (El angel de la sombra), dove trattò i temi che hanno a che fare con l’occulto, lo spiritismo, il misticismo. Personaggio strano e ambiguo, Lugones. Poco simpatico, per certi versi. Insomma: uno che era stato socialista, poi anarchico e che poi passa armi e bagagli sul fronte opposto. Diventando ammiratore di Mussolini, sostenitore delle oligarchie e del golpe militare di Uriburu, autore di infiammati articoli contro la democrazia. Eppure…


Eppure leggere i suoi racconti significa immergersi in quella dimensione fantastica, misteriosa e magica che sonda la realtà per cavarne fuori un significato, che forse non c’è neppure, ma che vale comunque la pena cercare. La casa editrice Nova Delphi pubblica ora, per la prima volta in Italia i Racconti fatali, agile raccolta (pagg. 163, euro 9) dove si ritrovano stili, ritmi narrativi e atmosfere dello scrittore affascinato dalla Teosofia. Sono racconti dalla trama avvolgente, che portano il lettore tra i segreti della tomba del faraone Tutankhamon; esplorano i misteri della Setta degli Assassini; narrano di una regina reincarnata, dallo sguardo che seduce e uccide; portano a spiare ciò che nasconde Don Giovanni e giungono fino alla pampa, dove fiorisce e muore l’amore disperato di un bandito gaucho per la ragazza che ha rapito. Se “non manca l’immancabile” Poe, nelle pagine di Lugones si possono semmai rintracciare, come chiarisce Camilla Cattarulla nelle note introduttive, gli antecedenti letterari di una tradizione che raggiungerà il suo culmine con i capolavori di Borges, Bioy Casares e Cortàzar. Lo stesso grande visionario senza vista scrisse di Lugones: “Nella sua opera si ritrovano i nostri ieri, e l’oggi, e forse il domani”. Probabilmente esagerava, ma ad esagerare era Jorge Luis Borges.

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