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lunedì 25 maggio 2015

E' in stampa "L'ABC dell'anarco-comunismo" di Berkman

Vi presentiamo in anteprima la prefazione scritta nel 1937 da Emma Goldman a questo importante volume che tra poche settimane arricchirà la collezione ITHACA della nostra casa editrice.

La qualità che distingue la letteratura anarchica dagli scritti delle altre dottrine sociali è la semplicità del suo stile. Michail Bakunin, Élisée Reclus, Pëtr Kropotkin, Errico Malatesta e altri scrissero in modo da rendere le proprie idee facilmente comprensibili ai lavoratori. Questo vale soprattutto per Kropotkin e Malatesta. Bisogna dire, però, che neanche loro avevano in mente proprio l’uomo medio – l’uomo medio di mentalità anglosassone. Non si può negare che c’è una grande differenza tra il pensiero del lavoratore latino e quello del suo fratello americano o inglese: il primo è stato immerso nelle tradizioni rivoluzionarie e nelle battaglie per la libertà e per altre cause, mentre il secondo è cresciuto sulle “benedizioni” del parlamentarismo. Un approccio differente è dunque essenziale se si vuole raggiungere la mente dell’anglosassone.
Fu questo fattore che spinse Alexander Berkman a scrivere il suo libro L’ABC dell’anarco-comunismo e a farlo in uno stile semplice e colloquiale, che si rivolgeva all’uomo della strada la cui conoscenza e il cui uso della lingua inglese non supera il livello elementare. Questo era ancora più necessario in quanto è proprio l’uomo della strada a essere saturo delle idee più bizzarre riguardo l’anarchismo. Ci ha pensato la stampa, inondando giorno dopo giorno i propri lettori con storie raccapriccianti di bombe, armi, complotti per uccidere i presidenti e altre spaventose descrizioni di quei terribili criminali, gli anarchici, inclini all’omicidio e alla distruzione!
Non sarebbe esatto però presumere che solo le masse ignoranti dell’umanità sono imbevute di queste idee assurde sull’anarco-comunismo. All’interno delle cosiddette classi colte in tanti non sono sfuggiti all’influenza dannosa esercitata dalla stampa capitalista e quindi non ne sanno molto di più del significato dell’anarco-comunismo. Anche se non vedono più bombe e armi da tutte le parti, sono ancora convinti che gli anarchici siano individui dissennati e che l’anarchismo sia un’idea completamente folle, che si potrà mettere in pratica solo quando gli esseri umani si saranno trasformati in angeli.
Tutte queste persone hanno bisogno di un sillabario dell’anarchismo – un abbecedario, per così dire, che insegni loro i principi rudimentali dell’anarco-comunismo e stimoli i loro appetiti per qualcosa di più profondo. L’ABC dell’anarco-comunismo era destinato a servire questo scopo. Nessuno che abbia letto il libro potrà negare che l’ha raggiunto.
C’era, poi, un altro motivo che spinse Alexander Berkman a impegnarsi in quest’opera. Era l’urgente necessità di riorientare le tattiche rivoluzionarie, in seguito all’esperienza della rivoluzione russa. Gli anarchici, come pure i socialisti rivoluzionari, erano stati impregnati del fascino romantico della rivoluzione francese. Credevamo tutti (me compresa) che la rivoluzione sociale avesse il potere magico non solo di distruggere il vecchio ordine decaduto, ma anche di costruire, con la sua forza immensa, una nuova struttura sociale. La Rivoluzione russa demolì questo sogno romantico. Dimostrò che se poteva risvegliare le masse fino al culmine del fervore rivoluzionario, non poteva mantenerle a quell’altezza molto a lungo. Il fatto stesso che Lenin e i suoi compagni riuscirono in un breve arco di tempo ad alienare le masse russe dalla rivoluzione, che poi venne completamente esautorata da Stalin, dimostrò che il fervore rivoluzionario da solo non è abbastanza. Ci voleva altro per salvaguardare la rivoluzione dal progetto politico di governo dei nuovi padroni della Russia. Per incanalare la rivoluzione nel verso giusto erano necessarie la disponibilità al lavoro costruttivo e la preparazione economica e sociale.
Nessuno degli scritti anarchici post-rivoluzionari aveva provato ad affrontare la questione del nuovo orientamento. Toccò ad Alexander Berkman assolvere questo difficile, ma importantissimo, compito. E chi più di lui era tanto perfettamente qualificato, tanto capace e con un intelletto tanto penetrante da rendere giustizia a un argomento del genere?
Alexander Berkman non avrebbe mai potuto immaginare che la lezione della Rivoluzione russa, così abilmente dibattuta in questo volume, si sarebbe tradotta in realtà appena sei anni dopo. La Rivoluzione spagnola del 19 luglio 1936 e il ruolo che vi svolsero gli anarco-sindacalisti e gli anarchisti colmano le idee esposte nel presente volume di Alexander Berkman, L’ABC dell’anarco-comunismo, di un significato molto più profondo di quello che l’autore avrebbe mai osato sperare. Sin dalle prime ore del 19 luglio, la Confederazione Nazionale del Lavoro (Cnt) e la Federazione Anarchista Iberica (Fai) – le organizzazioni più importanti, prorompenti e audaci – furono le forze che respinsero le orde fasciste dalla Catalogna. La loro splendida vittoria fu la prima di questo genere in una rivoluzione.  È una semplice conferma della verità lapalissiana di quello che Berkman aveva detto sulla necessità impellente di prepararsi in modo costruttivo per evitare che la rivoluzione sociale ripetesse gli errori del passato.
Quanto si sarebbe gloriato il mio vecchio amico e compagno della Rivoluzione spagnola e dell’eroica determinazione del popolo a combattere contro il fascismo fino all’ultimo uomo! E soprattutto che soddisfazione sarebbe stata per lui constatare che gli spagnoli provavano un sentimento e una comprensione così profondi del Comunismo Libertario – come sarebbe ringiovanito il nostro compagno di fronte a questo, quanta nuova forza e nuova speranza ne avrebbe tratto! Se solo avesse vissuto un po’ più a lungo! Ma i molti anni di esilio, le incredibili umiliazioni che aveva dovuto subire, costretto a implorare spregevoli funzionari per il diritto di respirare, la snervante ed estenuante lotta per la sopravvivenza e la sua grave malattia contribuirono a rendergli la vita impossibile. Alexander Berkman odiava dover dipendere da qualcuno, odiava diventare un peso per coloro che amava e quindi fece quello che aveva sempre preannunciato: accelerò la propria fine con le sue stesse mani.
Alexander Berkman era devoto al suo ideale e lo servì con determinazione, senza pensare mai a se stesso. Se avesse potuto lontanamente prevedere l’avvento della rivoluzione spagnola, avrebbe fatto uno sforzo per continuare a vivere nonostante il suo fisico distrutto e tutte le altre difficoltà. La possibilità di servire i nostri compagni spagnoli nella loro valorosa lotta avrebbe rafforzato la sua voglia di vivere, ma l’orizzonte politico dell’Europa nel giugno del 1936 era così nero che non lasciava intravvedere alcun raggio di speranza rivoluzionaria e quindi la vita non gli offriva alcuno stimolo.
Alexander Berkman giace sepolto in una semplice tomba a Nizza. Ma il suo ideale è rinato in Spagna il 19 luglio del 1936.

                                                                                                                                   Emma Goldman
                                                                                                                                (Londra, luglio 1937) 

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